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Com'è andata a finire poi col Ricco Bastardo?



Avevo la sua testa fra le mie ginocchia. Era già moralmente agonizzante, e la sua forza di volontà era piuttosto indebolita da fiumi di parole che avevo preso in prestito dal Vecchio Testamento, e lo avevano ridotto ad una poltiglia umana senza struttura, da riedificare totalmente con farmaci e rigore morale. L'avrei potuto mandare dal mio medico tossico per i farmaci, ma questo era un caso disperato che esigeva solo una rieducazione spirituale, e quella la riservavo per me; un ruolo che mi era sempre piaciuto; non so se era la cosa che mi venisse meglio, ma di sicuro era quella che mi dava più soddisfazione.
senso di colpa, il motore del mondo
"Liberati la coscienza. Io non posso sapere cosa hai fatto di male, ma la tua coscienza sa tutto e non ti mente". Parlavo come un prete. Frasi per ingenerare senso di colpa, il motore del mondo, il resto veniva giù come tessere di domino.
"Tu solo puoi sapere perché stai male. E nessuno può giudicarti, se non te stesso. Apriti, il mio dito rimarrà sempre sul grilletto della pistola, ma non sparerà finché non vuoi".
"Ho qualcosa dentro che non mi fa vivere."
"Hai ragione, figliolo. Senti il freddo di questo ferro" gli avvicino la pistola alla guancia; "è il freddo della tua anima. Il proiettile riscalda la canna e ti farà sentire il calore della legge di Yahwhe. Vuol dire che ti ha accolto tra le sue braccia, sono braccia calorose che attendono carne umana da purificare."
"Ho fatto del male alla gente, l'ho sfruttata, ma non riesco a confessare tutto"
Questi tipi hanno sempre qualcosa che frena il loro senso morale, non li fa soffrire abbastanza per quello che hanno fatto. Presi da un controllo mentale sistemico, continuano a produrre schiavitù in maniera inconsapevole.
la divinità perfida che giocava a scacchi con le nostre vite
Il mio compito era quello della levatrice, una versione pervertita della levatrice, quella che dà alla luce un aborto di figlio deforme, di cui ti vuoi liberare buttandolo giù dalla rupe per scaricarti la coscienza di una progenie imperfetta e non degna della divinità perfida che giocava a scacchi con le nostre vite.
"Sai qual è la parola che ti può alleggerire la coscienza…"
"Sì, lo so…"
"Avanti, dillo… non avere paura di braccia che possono solo purificare la coscienza"
"È il peccato, signore…"
Per dio tutti cadevano su questa stronzata del peccato. Non c'era nessun peccato e nessun peccatore, ma continuavano a torturarsi l'anima con l'idea di un peccato che macchiava la coscienza e ti mandava dritto all'inferno a bruciare per l'Eternità.
Quando piantavo piombo nella testa di qualcuno io non mi sentivo più peccatore di uno che pestava una merda fresca, se il tizio che mandavo al Creatore era una merda fresca. Qual era il metro di giudizio? Il mio. Se sfrutti una persona, e gli infliggi tanti spilli nelle carni, quotidianamente, spilli sottilissimi, fin quando un bel giorno crepa, allora autorizzi uno come me a piantarti un bullone di metallo nelle cervella, e gli andava anche bene, perché in questo caso gliene avrei ficcato uno in zone non letali, dolorose, non percorse da vasi importanti. Giustiziato con una pallottola nel cranio è una grazia, un milione di spilli sottili nei coglioni è una vera condanna.



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